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La redazione



 
Monticchio

MONTICCHIO

 

 IL LAGO CON LA BADIA



Al visitatore curioso in cerca di spiritualità, di pace e di bellezze naturali possiamo segnalare i meravigliosi laghi di Monticchio, due piccole gemme luccicanti, incastonate nel verde intenso del Monte Vulture. Raggiungendo le loro verdissime sponde, sotto le gallerie di alberi che li costeggiano, ci si accorge di trovarsi accanto ad alcuni tra i gioielli più preziosi di cui si adorna la bella terra lucana. Questa era una delle patrie di Federico II di Svevia, il gran sovrano che prediligeva questi boschi per le sue battute di caccia con il suo falco. Tra questi boschi, trovò spesso rifugio Carmine Donatelli detto "Crocco", il brigante di Rionero che con la sua banda di lealisti borbonici, combattè una disperata battaglia contro i piemontesi, negli anni immediatamente successivi all'unità d'Italia.

 

Le Frazioni

 

 

 MONTICCHIO SGARRONI

 MONTICCHIO BAGNI


Monticchio Bagni e Monticchio Sgarroni sono le due frazioni di Rionero in Vulture. La prima con abitanti 257 è provvista di una Scuola Materna ed Elementare e della sede staccata della Casa Comunale. La chiesa dedicata a Santa Maria delle Vittorie è sede parrocchiale. Monticchio Sgarroni con una piccola chiesetta dedicata alla Madonna Immacolata attualmente conta circa 154 abitanti

 

I laghi

 

 I LAGHI


Alla falda sud occidentale del Vulture, sottostante la badia di San Michele, a poco più di 600 metri di altitudine, si estende una concia in cui occhieggiano al cielo due laghetti vulcanici, ospitati in depressioni imbutiformi e pseudocircolari, l’uno avente una superficie di 16 ettari ed è detto Lago Piccolo, l’altro una superficie di 38 ettari, detto Lago Grande. Il Lago Piccolo ha una profondità di 35 metri  ed un circuito di 1800 metri; il Lago Grande ha una profondità di 38 metri ed un circuito di 2700.

I due laghi hanno forma ellittica e si alimentano per via subalvea attraverso numerose polle; sono separati da una lingua di terra larga 215 metri, ma sono comunicanti attraverso un canale sotterraneo che porta acqua, nella misura di 57 litri al secondo, dal Lago Piccolo al Lago Grande, avendo il Lago Piccolo il pelo dell’acqua sette centimetri al di sopra del corrispondente livello del lago più grande. Dal Lago Grande un emissario attraversa il varco della Creta, percorre il profondo vallone della Noce e scarica le acque nel fiume Ofanto presso lo Scalo di Aquilonia, in prossimità del Ponte di Pietro dell’Olio.

I due laghetti, pur comunicando tra loro, presentano un diverso colore: dalle acque verdastre del Lago Piccolo alle acque verde oliva del Lago Grande ed entrambi hanno la temperatura più elevata dei laghi d’Italia. Nelle acque dei due laghi, cinti ed ombreggiati da una folta boscaglia di roveri e di faggi, galleggiano i fiori della ninfea (Ninphea alba), vegetanti solo in Basilicata nei laghi di Monticchio, pianta dai lunghissimi steli, simili a lacci, che si sprofondano nei laghi e formano in superficie un suggestivo tappeto di fiori bianchi che sembrano camelie tra foglie verdi, larghe e rotonde.

 

 

La bramea del Vulture

 

 immagine di copertina del volume BRAHMEA - CAFI Editore


Lo straordinario lepidottero, scoperto dal ricercatore altoatesino Federico Harting, nel 1963, è denominato “Acanto-brahmea Europea o Bramea Europea”, è una farfalla notturna, che ha una apertura di ali di sette centimetri, ha un periodo di farfallamento limitato alle ore crepuscolari tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. La farfalla Bramea del Vulture rappresenta l’unico esempio in tutta l’Europa di questa falena…

La Bramea del Vulture è visibile per un breve periodo primaverile, perché trascorre gran parte della sua esistenza (8-9 mesi) sotto forma di crisalide, nascosta nel muschio.

 

 

La Badia di S. Michele

 

 LA BADIA DI SAN MICHELE


Riflessa nelle acque del lago piccolo, la Badia di S. Michele appare come uno squarcio di candore abbagliante tra gli alberi del bosco e al viaggiatore non distratto, racconta antiche vicende di uomini, momenti tristi e lieti di una storia secolare. Una storia che comincia intorno al decimo secolo, con l'arrivo nella zona del Vulture dei monaci Basiliani che, per sfuggire alle lotte iconoclaste, provocate nel 726 dal decreto contro il culto delle immagini emanato da Leone III l'Isaurico, si erano rifugiati nella zona adriatica dell'Italia meridionale, penetrando anche nelle zone più interne fino a quella del Vulture. Essi qui insediarono uno dei centri monastici di maggiore rilievo, al punto da destare nei secoli l'interesse di Papi e Imperatori.

Furono gli artefici della diffusione del culto della Vergine e del Figliuolo Redentore nell'area del Vulture. Verso la fine del cinquecento, la Badia di S. Michele, ricevuta in commenda da quel cardinale Borromeo reso famoso dal Manzoni che ne parla nei suoi Promessi Sposi, fu abitata dai frati Cappuccini. Proprio al cardinale Borromeo e ai consigli spirituali del suo precettore, Filippo Neri, si deve una rinascita della Badia dopo decenni di decadenza. Soppresso il convento nel 1866, l'Abbazia divenne proprietà demaniale. La maestosa costruzione, è stata oggetto, negli anni di lunghi lavori di restauro che l'hanno riportata alle sue semplici forme originarie, eliminandone le decorazioni e gli stucchi barocchi risalenti ai primi decenni del 1900. Essa è costituita dal complesso conventuale a più piani, dalla chiesa settecentesca e dall'antichissima e millenaria cappelletta che custodisce ancora gli affreschi bizantini con le immagini di Cristo Benedicente fra la Madonna e San Giovanni Battista, nella parete di fondo, e di sei apostoli in piedi, tre per ogni parete laterale; infine sulla volta, c'è un'aquila nimbata con un rotolo nel becco ricurvo.

 

 

Convento di S. Ippolito

Accanto ai Basiliani, si diffuse nella zona del Vulture anche la presenza dei Benedettini. Spingendosi sull'istmo di terra in mezzo ai due laghi, ci si può imbattere nei ruderi del convento di S. Ippolito, fondato da questi monaci. Il complesso costituisce un impianto architettonico ed archeologico di eccezionale interesse, oggetto ancora oggi di studi e ricerche condotte da parte della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Basilicata. Sicuramente il sito fu abitato tra il XI e il XII secolo, dai monaci benedettini, insediatisi nella regione del Vulture per osteggiare l'influsso della Chiesa di Bisanzio e che proprio sull'istmo dei laghi costruirono la chiesa ed il convento intestati prima a S. Pietro, in opposizione a S. Basilio e successivamente a S. Ippolito, quello stesso convento di cui oggi rimangono oggi solo pochi ruderi.

Ma a seguito degli scavi effettuati agli inizi del 1960, furono rinvenuti una serie di capitelli figurati che rivelarono una serie di strutture impostate ad una quota di circa due metri inferiore al piano di calpestio della chiesa. Si scoprì così, attraverso un ampio scavo della zona l'esistenza di un vero impianto architettonico di epoca alto-medioevale costituito dalla sagoma di un tricorno innestato su un corpo rettangolare diviso in due campate di cinque pilastri di forma rettangolare. Tutt'ora sono in corso scavi per portare alla luce tutti gli elementi originari del primitivo insediamento, che per il loro pregio architettonico e testimoniale fanno si che l'area in questione venga annoverata tra quelle dell'Italia meridionale che suscitano maggiore interesse per la presenza di significative e valide testimonianze di arte paleocristiana.

 

 

 

Il Castello di Monticchio Sgarroni

L’edificio documenta almeno tre fasi edilizie di cui quella principale di età normanno-sveva e quella finale di età angioina, quando un violento terremoto sembra aver sconvolto l’intera area. Sorge sulla collina di Monticchio Sgarroni di esso restano visibili solo tre ambienti a pianta quadrata, è ben visibile, al di sotto di un distrutto piano di calpestio, una cisterna con pareti realizzate in conci non squadrati ma legati da abbondante malta biancastra. Al di sopra, la struttura muraria emergente conserva un arco acuto ghierato (XII sec.)



[1] Enzo Cervellino – REGIO VULTURIS – pag.167 – Ed.Osanna

[2] ibidem, pag.177



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