Turdêi: il demone bonaccione che racconta l'anima del Carnevale rionerese

Un rito antropologico tra memoria contadina e identità contemporanea

Sfilata

Il Comune di Rionero in Vulture invita tutta la cittadinanza e i visitatori a partecipare al momento conclusivo del Carnevale rionerese

Un'immagine generica segnaposto con angoli arrotondati in una figura.

Descrizione

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«Venne il Carnevale, inaspettato e anacronistico… Sembravano demoni scatenati, pieni di entusiasmo feroce, per quel solo momento di follia e di impunità». Con queste parole Carlo Levi, in Cristo si è fermato a Eboli, coglieva l'essenza profonda del Carnevale nelle comunità lucane: non semplice festa, ma tempo sospeso di rovesciamento sociale, memoria collettiva e rigenerazione comunitaria.
A Rionero in Vulture questa antica dimensione rituale rivive in Turdêi, maschera antropologica che incarna l'autentica anima del nostro Carnevale. Nato alla fine dell'Ottocento dall'intuizione popolare di Michelarcangelo Curto – uomo semplice, contadino e lavoratore – Turdêi non è una creazione teatrale, ma l'espressione viva di una tradizione sedimentata nella cultura contadina del Vulture.

La maschera che capovolge il mondo

Nelle società agro-pastorali, il Carnevale rappresentava quel momento magico in cui l'ordine sociale si capovolgeva: i morti tornavano tra i vivi sotto forma di spiriti inquieti, le gerarchie si dissolvevano e l'uomo, celato dietro una maschera, poteva diventare "altro". Turdêi incarna questa ambivalenza ancestrale: con le sue pelli animali grezze, i campanacci che squarciano il silenzio, le corna minacciose, la forca e il teschio, appare come un demone scatenato. Eppure, dietro l'apparenza terrificante si nasconde un bonaccione che unisce terrore e allegria, paura e convivialità, vino e risate.
Bussare alle porte, invadere le case, chiedere cibo e vino non era gesto di sopraffazione, ma rito propiziatorio: un modo per ristabilire il patto tra vivi e morti, tra comunità e territorio, tra memoria e presente.

Oggi Turdêi supera la dimensione folkloristica per affermarsi come
patrimonio culturale immateriale della nostra comunità. La sua riscoperta – frutto di anni di ricerca sul campo, di raccolta di testimonianze orali e di studio antropologico – ci restituisce un Carnevale autentico, radicato nella storia del nostro territorio e capace di parlare alle nuove generazioni.

Turdêi è identità. È il segno tangibile di ciò che siamo stati e continuiamo a essere: una comunità che sa trasformare la memoria in festa condivisa, il rito in partecipazione collettiva.

L'appuntamento 2026: un rito condiviso

Il Comune di Rionero in Vulture invita tutta la cittadinanza e i visitatori a partecipare al momento conclusivo del Carnevale rionerese:
📅 Martedì 17 febbraio 2026 – Martedì Grasso
📍 Percorso per le vie del centro storico
📍 Festa conclusiva in Piazza "G. Fortunato"
L'evento non si configura come semplice spettacolo, ma come rito condiviso: un'occasione per riscoprire insieme le radici della nostra identità, per camminare sulle tracce dei nostri avi e per consegnare alle future generazioni la memoria viva di un Carnevale che è, prima di ogni altra cosa, comunità.
Vi aspettiamo per vivere insieme quel "momento di follia e impunità" che, da secoli, ci ricorda chi siamo.
Assessorato alla Cultura - Comune di Rionero in Vulture
Preservare la memoria per costruire il futuro

Date e orari

17 feb

15:30 - Inizio evento

17 feb

19:00 - Fine evento

Partecipanti

Persone
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A chi è rivolto

title Cittadinanza





  +39 377 3465887

Sede

Luogo principale

Via Nazario Sauro, Piazza "G. Fortunato", Rionero in Vulture, Potenza, Basilicata, 85028, Italia

Costo

title Ingresso libero

Allegati

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Contatti

Email: cinzia.gliaschera@comune.rioneroinvulture.pz.it

Organizzatori

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